ci sono parole che volteggiano come farfalle si mettono in fila e diventano pensieri
Etichette
- 0
- amigurumi
- azzurrocieloo creazioni handmade
- citazioni
- cookies
- famiglia
- Fiabacedario
- Fiabe
- insieme raccontiamo
- Libri
- Natura
- paroleazzurrocielo sui libri
- paroleggiando
- Pensieri sparsi
- petit onze
- Racconti brevi
- Racconti brevissimi
- Ricordi
- Sentieri di Parole
- sguardi di stupore
- tentativi di Haiku
- un Tè col Cappellaio Matto
- vita
- vita da blogger
- web
giovedì 24 maggio 2018
lunedì 30 aprile 2018
concerto del coro Work in Progress a Cervia
Il concerto sarà a Cervia.
Un'occasione per ascoltare musica e canzoni.
Un'occasione per aiutare e sostenere la Mensa Amica della nostra città
mercoledì 25 aprile 2018
giovedì 12 aprile 2018
Il cappello azzurroblu
Da quanto tempo fosse lì non se lo ricordava neppure. Aveva raggiunto una posizione comoda: in alto a sinistra, posto luminoso, senza che i raggi di sole gli arrivassero direttamente addosso; posizione di visibilità e. al tempo stesso non troppo in mezzo agli suoi simili.
Ogni tanto capitava che qualcuno lo indicasse con il dito e, una volta uscito dalla sua postazione... ahhh si respirava aria nuova! Un giretto qua, un giretto là e poi di nuovo al proprio posto, che trovava sempre libero. Lo abbiamo detto che, il suo, era un posto privilegiato, no?!
Era un paesino tranquillo, sulle colline e la ragazzina ci trascorreva le vacanze a casa dei nonni.
Ogni estate i suoi genitori l'accompagnavano e poi andavano a prenderla pochi giorni prima che ricominciasse la scuola.
La ragazzina era contenta che la scuola fosse terminata ed era anche felice di stare dai nonni: finalmente non avrebbe rivisto per un paio di mesi quei suoi compagni antipatici che la prendevano in giro per qualunque cosa.
La nonna l'accolse con un grande abbraccio rassicurante e le scostò dal viso i lunghissimi capelli neri dietro i quali la ragazzina si sentiva al sicuro.
Le giornate con i nonni erano divertenti. Con la nonna, insieme, cucinavano torte e biscotti per la colazione e con il nonno sistemavano il giardino e l'orticello dietro casa nelle ore più fresche della giornata.
Ma la cosa che le piaceva di più era quando trascorrevano sedute, lei e la nonna, sotto il portico e la nonna le raccontava storie. Storie belle, fantastiche... come quella del cappello azzurroblu.
La nonna non le aveva voluto svelare troppo, ma le aveva solo detto che l'avrebbe accompagnata al negozio e le avrebbe fatto vedere il cappello: era certa che le sarebbe piaciuto.
Certo, era un cappello particolare, dalla forma particolare, dal potere particolare...
Un giorno la nonna e la ragazzina si fermarono davanti alla vetrina del negozio di cappelli.
<< Guarda se lo riconosci. E' un cappello, qui ce ne sono tanti, ma occorre saperlo riconoscere >> le disse la nonna sorridente.
La ragazzina lo notò subito, quel cappello azzurroblu era nel ripiano in alto a sinistra e le sembrava bellissimo!
Il colore le faceva pensare al cielo azzurroblu che vedeva ogni mattina quando apriva la finestra della sua camera e sentiva il profumo della torta preparata dalla nonna per la colazione, era rassicurante tutto questo e poi... era un bel cappello!
Entrarono nel negozio insieme e la nonna salutò allegramente la proprietaria del negozio di cappelli, la signora col vestito giallo che non sembrò troppo sorpresa quando la ragazzina le indicò il cappello che aveva scelto, il cappello azzurroblu, appunto.
<< Questo è un cappello speciale e non è in vendita >> specificò prendendolo dalla vetrina,
Aveva un sorriso gentile e continuò a spiegare
<< Non è in vendita ma lo lascio in prestito a chi me lo chiede >>.
La ragazzina la guardò stupita.
<< Ma se poi non te lo restituiscono, tu perdi il cappello! >>.
La signora vestita di giallo spiegò:
<< Questo è un cappello speciale, mica uno dei tanti che vedi qui in negozio. E' un cappello un pò, diciamo, magico. Torna sempre >>.
<< Come? Torna? >> la ragazzina era incuriosita tantissimo dalla storia di quel copricapo.
La nonna e la signora vestita di giallo si scambiarono uno sguardo d'intesa.
La signora rise.
<< Eh ma non ha mica le gambe! Torna perché chi lo ha indossato lo riporta quando non ne ha più bisogno >>.
La ragazzina continuava a non capire ma indossò il cappello.
<< Diciamo che te lo lascio in prestito >> continuò a spiegare la signora del negozio.
<< Come, in prestito? >>
<< Quando non ti servirà più lo riporterai e io lo riposizionerò al suo posto in vetrina >>.
La ragazzina si guardò allo specchio e insieme alla nonna che sorrideva e, insieme, uscendo dal negozio si sentiva diversa, camminavano fianco a fianco e lei si sentiva più sicura.
Sentiva che non avrebbe avuto più paura dei compagni che la prendevano in giro.
Ora aveva il cappello azzurroblu che le dava sicurezza, era come il suo scudo e nessun commento cattivo l'avrebbe ferita.
E fu così che la ragazzina lo indossò per tutte le vacanze che trascorse dai nonni e, a quel punto, capì che era arrivato il momento di restituirlo alla signora vestita di giallo.
Appoggiò il cappello sul bancone del negozio.
La ragazzina uscì sorridente.
<< Bravo cappello azzurroblu. Hai fatto un buon lavoro e il meriti il tuo posto d'onore in vetrina >> disse la signora vestita di giallo riponendolo nella mensola in alto a sinistra,
Ora la ragazzina dai lunghissimi capelli neri, portava i capelli corti perché non aveva più paura e non le occorrevano lunghi capelli dietro i quali nascondersi.
Quando tornò a scuola, la sicurezza acquisita la rendeva simpatica e sorridente e quei compagni sciocchi che per tanto tempo l'avevano presa in giro, diventarono persino suoi amici.
Quella fu un'estate fantastica per la ragazzina che continuò a ricordare per tanto tempo il cappello azzurroblu e la sua magia.
Azzurrocielo
pubblicata nell'antologia Sotto l'ombrellone... ti racconto una fiaba volume 1
foto da pixabay
venerdì 23 marzo 2018
Inversioni di ruoli
La
vita tra i molti regali, me ne ha fatto uno grande: un papà. Un padre che, per l’educazione
ricevuta nella sua generazione, si è sforzato di avere un dialogo con noi
figli. Capisco che per lui cresciuto in un’epoca in cui i bambini (quasi
fossero accessori di serie B) non venivano fatti neppure sedere a tavola per il pranzo o la cena
con gli altri famigliari, sia stato un enorme salto educativo, frutto della sua
saggezza.
Si,
mio padre l’ho sempre considerato un “saggio”, uno di quelli che ha sempre
ponderato i pro e i contro di ogni decisione. Nei geni che mi ha trasmesso questa
caratteristica è assente perché io sono istintiva all’ ennesima potenza, ma lo riconosco
e mi sforzo di appropriarmi di questa sua qualità.
Mi
ha insegnato il valore dell’onestà, della coerenza dei propri principi.
Mi
ha insegnato a non “essere pecora”, a non seguire la massa, ma portare avanti
le mie idee e convinzioni sempre e comunque, anche quando queste possano
diventare uno svantaggio. <<L’importante è potersi guardare allo specchio
ed essere fieri delle proprie azioni >> ha sempre sostenuto.
Tuttavia,
in questo periodo, mio padre ottantenne con la vista ridottissima, rimasto solo
senza mia madre da quattro anni, riesce a fare trasformare me stessa in
“padre-madre” di “mio padre”.
Ogni
tanto mi trovo a doverlo riprendere per qualche comportamento avventato, come
andare in bicicletta in pieno inverno quando la strada è ghiacciata col rischio
che, cadendo, si rompa un femore o qualche altro osso, evento fortemente sconsigliato per lui che ha
pure l’osteoporosi! Niente da fare, non si convince. Continuo a dirgli che è
pericoloso, che le conseguenze di una caduta potrebbero essere invalidanti per
la sua età, ma queste argomentazioni sono troppo soft.
.
Capisco
che mantenere una propria autonomia sia importante, ma ci sono alcune cose per
le quali è bene che si faccia aiutare.
Piccoli
capricci dell’età. Li definisco così in
modo benevolo, quelli di un padre ottantenne che fanno anche tenerezza perché
ti rendi conto che il detto popolare “la
vita è una ruota che gira” ha un fondamento anche in questa inversione di
ruoli. I figli che diventano padri-madri dei loro stessi padri.
Azzurrocielo
foto: https://pixabay.com/it/vecchiaia-i-giovani-la-mano-nonna-360714/
giovedì 22 marzo 2018
Il filo di lana azzurra
Da
piccola mi incantavo a guardare le mani di mia nonna Agostina lavorare velocemente con l’uncinetto.
Ai
miei occhi di bambina dotata di tanta fantasia, sembrava che usasse una bacchetta magica con
la quale intrecciava tanti fili colorati per creare il guardaroba, compreso un bellissimo vestito
da ballerina con tutù, per la mia Barbie
e le altre bambole preferite.
<<
Nonna mi insegni?>> chiedevo impaziente.
Sedute
davanti al camino mi diede un bel gomitolo di lana azzurra.
Il
punto catenella è la base del lavoro all’uncinetto.
Ricordo
che ogni sabato pomeriggio facevo metri e metri di catenelle insieme a nonna
Agostina che, nel frattempo preparava una tazza di cioccolata calda e mi
raccontava filastrocche e storie di quando lei era bambina.
Mia
nonna puntualmente alla sera, di nascosto, sfilava il mio lavoro fatto e, la settimana
successiva mi faceva trovare di nuovo il gomitolo con il quale ricominciavo a
fare metri infiniti di catenelle.
<<
Nonna, ma quando mi insegni qualcosa di diverso? Io voglio fare una copertina
per la mia bambola >>.
<<
Bambina mia, occorre pazienza. Per ogni buon lavoro bisogna avere una base
precisa e solida>>.
Spesso
ripenso con nostalgia a quel gomitolo azzurro che ha accompagnato tanti mesi
spensierati in compagnia di mia nonna.
Azzurrocielo
Secondo posto sezione Racconto breve al concorso Scrivile 2018
foto: https://pixabay.com/it/culla-del-gatto-lana-676192/
giovedì 15 marzo 2018
Marzo
Marzo, mille colori e profumi rasserenano
Azzurrocielo
martedì 6 marzo 2018
un premio ricevuto da una blogger
La Paisible award, Premio Audrey Hepburn
Con imperdonabile ritardo, ringrazio qui sul blog Sari che ha pensato al mio blog unazzurrocielo.blogspot.it per questo particolare premio elegante .
Sono onorata Sari che tu abbia pensato a me e al mio blog .
Chiedo scusa per il ritardo , ma sono un pò incasinata ultimamente ( e chi mi conosce di persona direbbe "e quando non lo sei'")
Grazie Sari !!!!!
Azzurrocielo
venerdì 2 marzo 2018
La carezza
(immagine da pixabay.com)
Finalmente
dopo mesi di insonnia
ora dormo un sonno tranquillo,
forse il motivo è perché
ti sto sognando.
Sorrido, nel sogno non mi parli, non mi sorridi ma ci sei,
sto
bene in tua compagnia, sei lì accanto a
me.
Mi sveglio all'improvviso e sono sicura di non aver solo sognato,
sono sicura di aver sentito la tua carezza sul
mio viso, mamma.
Azzurrocielo
mercoledì 28 febbraio 2018
amicizia....
Ci guardiamo in silenzio.
Sappiamo già che la nostra amicizia
sarà duratura e supererà le montagne...
... di metri cubi di panni da lavare
Azzurrocielo
lunedì 8 gennaio 2018
4 novembre ore 9.30
Lo sguardo va oltre
il davanzale della mia finestra. Il cielo è di un colore azzurro e grigio
mescolati nella foschia di novembre.
Nel giardino della
casa di fronte la donna raccoglie un tappeto di foglie secche e aghi di pino,
caduti durante la notte e, come ogni mattina, sul davanzale della camera da
letto ha sistemato i cuscini per arieggiarli.
Mentre lei ripete
movimenti ritmici col rastrello, suo marito è seduto sulla sedia di plastica
bianca e fuma una sigaretta.
Un sonaglio di
conchiglie appeso alla finestra crea un tintinnio continuo che segue il debole
movimento del vento.
I rumori ovattati
sembrano rallentare il tempo.
L' albero, quello
più imponente del mio giardino, ha perso quasi tutte le foglie e quelle poche
rimaste hanno un colore caldo che va dalla tonalità del giallo tenue al rosso
acceso.
Unica nota di
colore diverso è lei, quella piccola fogliolina verde che rimane caparbiamente
attaccata al tronco come se non volesse lasciarsi scivolare nell'autunno.
Osservo la donna
che posa il rastrello e si guarda attorno indecisa su cosa fare.
Manca ancora tempo
all'ora di pranzo e può, quindi, respirare prima di chiudersi in cucina.
Decide di
spazzolare il prato. Lo fa in modo meticoloso con la scopa di setole morbide
simile a quella che, di solito, usa per il pavimento di casa.
La passa sull'erba
tagliata a fine estate, con energia e dolcezza, come se la stesse pettinando.
Nessuno noterebbe qualcosa di inconsueto in quei gesti all'apparenza monotoni.
Nessuno.
Tranne me.
Perché lei sussurra
al prato parole dolci, a volte sono ninna nanne o filastrocche.
Lo fa sottovoce,
talmente tanto che il marito pescatore, immerso nei suoi pensieri di mare, non
sente o non vuole ascoltare.
La donna riempie il
sacco di foglie secche sbriciolandole fra le dita.
Via, via, deve
lavorare in fretta se vuole mettere
tutto in ordine, pur assaporando
questi momenti che sono solo suoi.
La osservo mentre
protegge il cespuglio di azalea dall'arrivo del freddo, annaffia i ciclamini, guarda
con interesse una solitaria margherita spuntata a fianco del grande sasso su
cui ora siede e, abbraccia con lo sguardo, il suo giardino.
La donna poi guarda
con attenzione il mio grande albero, si avvicina e, sono certa che gli stia
sussurrando parole dolci.
Sono gelosa.
Quello è il mio albero. E' un olmo secolare.
L'ho visto mutare
il colore delle foglie ad ogni stagione e quello è il MIO albero che quantifica
il tempo che passa.
Non so cosa gli
stia dicendo la donna, ma sono certa di non essere contenta di questo suo
comportamento.
Immobile, la guardo
mentre é sempre più rasente l' albero. Ora temo che lo abbracci e posi le sue
labbra sul tronco rugoso.
Chiudo gli occhi.
Il vento silenzioso
fa danzare dolcemente i rami dell'olmo.
Vorrei che la donna
tornasse al suo giardino.
La fogliolina verde
è ancora aggrappata al ramo.
Il marito perso nei
suoi pensieri di mare, fuma un'altra sigaretta.
L'albero fa uno
strano movimento come se deglutisse qualcosa, poi ritorna immobile.
La donna è sparita.
Nell' albero.
Ne sono certa.
Azzurrocielo
giovedì 28 dicembre 2017
Insieme raccontiamo 28
Incipit di Patricia
Rumori.
Si sveglio di soprassalto. Aveva sentito dei rumori strani in casa. Tese l'orecchio e i colpi si ripeterono. Tonfi, più che colpi. Come se qualcosa di grande fosse caduto per terra. Cercò il cellulare per chiedere aiuto ma si ricordò di averlo dimenticato in cucina. Prese allora la torcia, si fece coraggio e si alzò. Perlustrò l'alloggio ma niente era fuori posto. Le finestre chiuse, i vetri integri, l'uscio chiuso a doppia mandata... mistero!
O forse no. Forse aveva solo sognato. Per calmarsi bevve un bicchiere di acqua fresca e tornò a dormire. Giunta sulla soglia della camera da letto si bloccò impietrita.
Ai piedi del letto c'era....
e il mio seguito
... un pacchetto regalo. Carta rossa, lucida, con un bel fiocco.
Lo osservò con occhi spalancati, incredula. Rapidamente i pensieri più assurdi le affollarono la mente. Chi poteva averle lasciato un regalo? Babbo Natale? Sorrise a questo pensiero. Aveva superato da qualche decina di anni il periodo in cui aspettava il simpatico vecchietto vestito di rosso, barba bianca che vola tutta notte in cielo, scende dal camino e lascia regali a chi li merita.
Diamine! Era la vigilia di Natale e quello era inequivocabilmente un regalo per lei.
Chi lo avesse lasciato ora non le importava.
Si avvicinò con entusiasmo e iniziò a scartare il pacchetto.
Riconobbe subito l'oggetto. Era un bel quaderno voluminoso che aveva acquistato qualche giorno prima e lo aveva fatto incartare.
Era il regalo che aveva fatto a se stessa. Un bel quaderno in cui incominciare finalmente a riscrivere la sua nuova Vita.
Ma... il pacchetto come era uscito dal mobile del salotto?
Azzurrocielo
venerdì 3 novembre 2017
Sentieri di Parole ... il libro
Questo è il libro "nato" dal laboratorio di scrittura espressiva
Sentieri di Parole che l' Irst IRCCS di Meldola
mette a disposizione dei propri pazienti.
Dalla prefazione della dott.ssa Tatiana Bertelli
....
... L'obiettivo del lavoro non è produrre dei "bei testi", degli scritti che abbiano un " valore letterario", ma quello di offrire al paziente un tempo in cui prendersi cura di sé, un momento piacevole per staccare, ma anche porre riflessione, su una quotidianità che implica fatica. Il laboratorio rappresenta uno spazio per ciascuno in cui manifestare se stesso nella propria interezza, facendo emergere la propria personalità e le proprie emozioni, un luogo in cui sperimentare una modalità che rende possibile la rielaborazione delle proprie esperienze di vita, un'occasione di incontro, confronto e condivisione con un gruppo di persone che sta vivendo un'esperienza analoga.
...
Da questo gruppo (edizione 2015), un gruppo di sole donne, a dir poco "vulcaniche" (nella scrittura, nella chiacchiera, nell'intensità, nella strabordante simpatia) è emerso il desiderio di PORTAR FUORI i testi prodotti: fuori dalla sala dell'Irst in cui si scriveva, agli altri pazienti e a chi vi gira intorno, ma anche fuori dalle proprie mura interiori, quelle dell'implosione, della solitudine, dei pregiudizi, della fatica difficile da condividere.
....
Sono testi che parlano, qualche volta, di malattia, molte altre volte di quotidianità.
...
Sono testi pieni di VITA. Di voglia di vivere.
Il ricavato del libro va all'Irst IRCCS di Meldola per progetti di umanizzazione delle cure.
Il libro lo si può trovare in libreria ma anche negli store online, qui oppure qui, oppure qui oppure qui ecc ecc.
Azzurrocielo
Ps: io sono orgogliosamente una delle cinque donne
martedì 22 agosto 2017
A B C
In treno c’era silenzio, mentre il paesaggio fuori dal finestrino scorreva veloce. L’anno appena trascorso era stato molto intenso e Alex ritornò col pensiero a quel giorno di ottobre.
Era molto felice per l’inaugurazione della sua prima mostra,
piacevolmente impegnato a stringere mani e sorridere a complimenti di
sconosciuti.
Fra i presenti all’evento c’era anche un suo amico
d’infanzia che gli si avvicinò con un bicchiere di aperitivo :
<< Allora, che ne dici, Alex? Soddisfatto?>>
<< Certamente. Non pensavo sarebbe arrivata tanta
gente>>
<< Te lo avevo detto, no?! >> continuò l’amico
<< una pubblicità giusta e i visitatori arrivano. Poi le tue sculture
faranno il resto, il talento non ti manca >>
<< Lo spero. Sai com’è, non mi dispiacerebbe diventare
famoso>> sorrise Alex con una pacca benevola sulla spalla dell’amico.
<< Piuttosto Alex hai visto che stasera hai fatto
colpo? >> e con un cenno del capo l’amico gli indicò una ragazza in piedi
all’angolo della stanza.
Alex si voltò e la vide.
Insignificante.
Occhiali, taglio di capelli poco curato, vestito decisamente
inadatto alla serata.
<< Ma sei matto! Con quella non andrei neppure…
neppure… ma proprio da nessuna parte. Ma l’hai vista?!>> si infervorò
Alex.
<< Vabbè dicevo per dire. Non ti ha perso di vista un
solo istante. Le piaci. Si, decisamente sei il suo tipo >> rise l’amico
allontandosi per salutare una coppia di conoscenti.
L’amico di Alex aveva avuto ragione riguardo al talento e
alle sculture. Ci furono altre richieste per mostre, conferenze stampa,
interviste per la televisione.
E lei, la ragazza insignificante era sempre presente in
prima fila.
All’inizio questo comportamento lasciava Alex indifferente
ma quando lei si fece coraggio parlandogli, mandandogli fiori e seguendolo
ovunque, Alex iniziò ad essere infastidito di tutte quelle attenzioni. Lei lo
aspettava sulla porta di casa a qualunque ora lui rientrasse ed era ancora lì quando lui usciva. Gli
telefonava ogni ora nonostante lui cambiasse regolarmente numero, gli inviava
biglietti d’amore, inviti a cena.
<< Che brutto periodo. Era una
persecuzione >> pensò ora Alex . Il paesaggio fuori dal finestrino del
treno aveva l’alone rosaceo del tramonto. Alex si immerse di nuovo nei ricordi.
Calpurnia, pure il nome di quella ragazza era orribile. Si
presentò una sera nel ristorante dove Alex cenava in compagnia di un’avvenente
donna e si sedette al tavolo accanto a loro. Per tutta la serata Alex sentì il
suo sguardo fisso su di lui. Era una presenza assillante, ingombrante e lui si
sentiva perseguitato.
Ne parlò una sera al suo amico. Era disperato perché doveva
assolutamente allontanare Calpurnia dalla sua vita. Per sempre.
<< Esiste solo un modo per il “per sempre” >>
gli disse l’amico mentre fissava il bicchiere col drink in mano.
<< Cioè? >> chiese Alex pur immaginando la
risposta.
<< Un lavoro pulito. Un tizio che vedrai un paio di
volte, fa quello che deve e sparisce >> l’amico gli sorrise << Puff
e problema Calpurnia risolto. Pensaci
Alex e fammi sapere>>
<< Ok . Va bene >>
<< Alex sei proprio sicuro? Poi non si torna indietro
>>
<< Lo so, ma voglio che si risolva questa situazione
in modo definitivo e non vedo altra possibilità >>.
Si sistemò meglio sul sedile del
treno, ripensò all’incontro con il signor B l’uomo che lo avrebbe liberato dal
suo problema Calpurnia, gli chiese qualche dettaglio e gli diede un anticipo
sul cospicuo compenso richiesto.
Ora al controllore del treno
consegnò i biglietti. Guardò la propria immagine riflessa nel finestrino.
Durante una sua mostra Alex vide Calpurnia aggirarsi come
sempre fra i visitatori e poco distante il signor B confuso in gruppetto di
persone. Cercò il suo amico per fargli notare che la situazione era sotto
controllo, ma l’amico gli mise in mano un ritaglio di giornale accuratamente
ripiegato.
Dopo qualche giorno Alex volle incontrare il signor B perché
aveva intenzione di dirgli che il loro accordo sarebbe finito lì, che aveva
esagerato, perchè poi non era un così grave problema, Calpurnia. Sfoderò
un sorriso conciliante ma Alex dovette
dargli tutto il compenso pattuito.
<< In realtà >> gli disse il signor B con aria
sfrontata << non avrei portato a termine il mio lavoro. Voglio Calpurnia
per me. La corteggerò e ho intenzione di conquistarla>>
Eh no, questo Alex non poteva permetterlo. Lo seguì con l’auto
e mentre sfrecciavano su una strada di campagna fu facile farlo sbandare e farlo
finire fuori strada. L’auto prese fuoco. Alex si accertò che il signor B fosse
rimasto intrappolato all’interno dell’abitacolo. Il problema era risolto.
La vita di Alex da quel momento cambiò. Decise di darle una
svolta importante, si dedicò alla propria arte ma non solo.
Il treno rallentò in prossimità di
una stazione. Alex prese dall’ultima pagina del libro che aveva sul tavolino
quel ritaglio di giornale che gli diede un giorno il suo amico. Rilesse il
titolo a caratteri cubitali perchè era quello che gli interessava. “Calpurnia G. la nuova ereditiera dopo la
morte del padre… “
La ragazza che si era assopita
appoggiata alla spalla di Alex si svegliò.
<< Calpurnia, amore mio, hai
riposato bene? >> le chiese premuroso Alex dandole un bacio sulla
fronte
Azzurrocielo
venerdì 21 luglio 2017
Il treno è in orario
Adelmo si svegliò di soprassalto.
‘Stamattina non ha suonato, devo decidermi a comprarne una nuova.
Maledetta sveglia’ brontolò infilandosi le ciabatte.
Entrò in cucina contrariato,
armeggiò con la moka per il caffè.
Doveva sbrigarsi.
Era tardi, rischiava di perdere
il treno, e in questo caso non sarebbe arrivato in orario in ufficio: in 35
anni di lavoro mai successa una cosa simile.
Caffè bollente, poi la cura della
persona, la scelta della cravatta, la ventiquattrore, uno sguardo all’appartamento
per la conferma che tutto fosse in ordine, prima di chiudere la porta di casa.
Si incamminò velocemente verso la
stazione. Zampettava più in fretta possibile, grassottello e con le gambe
corte il risultato era un grottesco saltellio
Arrivò in stazione sudato, con un
fazzoletto asciugò la fronte e si diresse al binario, accertandosi dal grande
orologio appeso che il treno non fosse ancora arrivato in stazione.
Attese qualche minuto poi vide il
convoglio in lontananza che sopraggiungeva ad alta velocità come se non dovesse
fermarsi.
Infatti frenò bruscamente con uno
stridio di freni e Adelmo si affrettò a salire non appena si spalancarono le
porte del vagone.
Notò solo in quel momento che, a
differenza di tutti gli altri giorni, non c’erano persone che si accalcavano
per occupare i posti liberi .
In realtà quel giorno Adelmo era
il solo, unico passeggero.
Si sedette nello scompartimento
deserto e si concentrò. No, non era domenica. Aveva una riunione importante, proprio
quel giorno, organizzata a metà mattina.
Adelmo era sempre più sconcertato dall’assenza di altri pendolari .
Adelmo era sempre più sconcertato dall’assenza di altri pendolari .
Guardò fuori dal finestrino il
paesaggio scorrere mentre il treno viaggiava velocissimo.
Vide la prima stazione di
sfuggita perché il convoglio non accennò a fermarsi come era previsto.
‘ Così almeno non perdiamo tempo dato che non ci sono passeggeri in
attesa sul binario’ pensò.
Quando il treno non si fermò
neppure alle stazioni successive, l’inquietudine prese il sopravvento nell’animo
tranquillo di Adelmo.
Si alzò e percorse gli
scompartimenti vuoti sempre più velocemente.
Il rumore del treno sferragliante
sulle rotaie ora aveva assunto un aspetto sinistro.
Adelmo arrivò quasi correndo alla
porta della motrice. Bussò ma aprì senza neppure aspettare la risposta.
Vuota.
Deserta.
Ai comandi e alla guida del treno
non c’era nessuno. Azzurrocielo
Iscriviti a:
Post (Atom)














